TUTTO E’ POSSIBILE: IL ROBERTO ZORCOLO CHE NON TI ASPETTI

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Roberto Zorcolo è sempre stato un personaggio eclettico, uno di quelli che non si fermano mai, che non dicono di no a nessuna sfida. Atleta di full contact, musicista nei locali, triathlonista, grafico per l’ Unione Sarda, comico nel programma dei LaPola: quest’uomo ha fatto praticamente di tutto, e oggi si scopre scrittore con “Tutto è possibile”, libro nel quale mette a nudo la propria anima e racconta le tante difficoltà che hanno accompagnato la sua vita, e che ha sempre minimizzato con un sorriso, una battuta, un post su Facebook, ecc.

L’opera è stata presentata venerdì scorso da Massimiliano Medda e da Anthony Muroni (autore anche della prefazione) presso la Libreria Cocco, che si è riempita di persone nel giro di breve tempo. Zorcolo, disponibilissimo con tutti, ma anche visibilmente teso, ha proposto un’idea originale: ogni volta che ha scritto una dedica, ha chiesto ai suoi lettori di ricambiare, portandosi così a casa la propria copia personale stracolma di firme e messaggi d’affetto da parte dei suoi sostenitori. Ma non perdiamoci in chiacchiere e parliamo della cosa più importante: “Tutto è possibile” è un libro che merita di essere letto?

Dopo averlo letto tutto d’un fiato, non posso che dare una risposta affermativa, per diversi motivi: è un libro che parla di sport, di amicizia, di malattia, ma soprattutto di un guerriero che ha sempre combattuto a testa alta nonostante le avversità, raggiungendo traguardi impensabili per una persona che si trovava nelle sue condizioni. Per chi non lo sapesse, Roberto Zorcolo ha combattuto, durante i primi trentacinque anni della sua vita, di una grave forma di asma bronchiale allergica, e dei problemi ad esso legati. Nella prima parte della narrazione, i ricoveri ospedalieri causati da quella che lui chiama “mamma” sono all’ordine del giorno, ma anche quando, dopo tanti sforzi e un vero e proprio percorso fisico e spirituale, il male sembra essere stato debellato, lo vediamo ripresentarsi alla prima distrazione. Emblematico, in questo senso, il momento in cui Roberto ha rischiato seriamente la pelle per aver mangiato delle lumache al ristorante, non essendo consapevole di quanto un simile piatto potesse far male al suo organismo.

E così, seguiamo passo dopo passo un’avventura fatta di sogni, di attimi di commozione, di paure, di sensazioni, di scoperte, e nel mentre arricchiamo il nostro bagaglio di cultura sportiva: l’autore, infatti, riesce a contagiare il lettore con il suo amore per lo sport e in particolare per il triathlon, descritto non solamente in modo dettagliato e tecnico, ma anche e soprattutto per le emozioni che questa disciplina è in grado di procurare. In certi momenti, sembra quasi di correre insieme a lui, e nel racconto finale, che narra di quell’ironman austriaco a lungo sognato e pieno zeppo di imprevisti, ci si ritrova lì, a dargli una pacca virtuale sulla spalla e a incitarlo fino al raggiungimento di uno strameritato traguardo, che metaforicamente è quello che tutti noi cerchiamo nella nostra vita, superando il nostro personale “passeggero”. Si tratta di un elemento figurato introdotto da Zorcolo nelle prime parti della narrazione, ma che ricorre nelle varie fasi della storia: di fatto, è la classica “vocina nella nostra testa” che tenta di dissuaderci nel compimento di un’impresa, che prova a buttarci giù sistematicamente, e che è sempre pronta a riaffiorare al primo momento di difficoltà. L’autore impara a conviverci e instaura con lui un rapporto di amore/odio, proprio come quegli sportivi che traggono forza dagli insulti dei tifosi avversari.

Tra gli elementi chiave, ci sono anche l’amore per la Sardegna (nonostante non manchi qualche polemica sia per la sua gestione a livello politico, sia per la tendenza del “sardo medio” a lamentarsi tanto e a fare poco), quello per le donne che lo hanno accompagnato (e, a detta sua, sopportato) in questa serie di battaglie, e la riconoscenza per gli amici, quelli veri, citati più e più volte. Questo libro non è, ovviamente, esente da difetti, oltre a essere caratterizzato da una scelta stilistica che potrebbe far storcere il naso ai “puristi”, scoraggiandoli nella prosecuzione della lettura. Non dimentichiamoci che si tratta del libro di esordio di questo autore, ed è quindi lecito aspettarsi qualche strafalcione, di quelli che sfuggono anche all’editor: a pagina 50 compare la frase “due in particolare mi colpirono, Bruno, Marcolino e Giancarlo”, mentre a pagina 82, durante un concitato match di full contact, il coach di Zorcolo gli dice “ha sentito che hai cazzotto”. A pagina 172 leggiamo “Iniziai dunque a uscire con la Mtb, spesso con le mie amica Claudia…”, mentre a pagina 142 il nome di Muttley (il cagnolino che fa da spalla a Dick Dastardly nelle sue malefatte) viene prima scritto in modo corretto, per poi diventare Muttely. Sono errori veniali, ma che in futuro sarà meglio non commettere, dimostrando una crescita anche in questo senso.

Per quanto riguarda la sopracitata scelta stilistica, l’autore ha deciso di scrivere la sua storia con le stesse, identiche parole che userebbe se la raccontasse a voce. E così, proprio come se ci stesse parlando direttamente, lo vediamo aprire ampie parentesi, usare frequenti ripetizioni, introdurre elementi dialettali per poi spiegarli in breve, fare battute all’interno di un discorso, e così via. Chi si aspetta uno stile più conciso e ragionato, resterà sicuramente deluso, rischiando di trovare il suo modo di scrivere un po’ troppo confusionario e a tratti pesante. Tuttavia, se si superano queste difficoltà iniziali, ci si accorge che questa è una scelta che paga, perché proprio in questo modo il racconto diventa più genuino, più vero, e diventa più facile immergersi totalmente in un racconto che altrimenti sarebbe apparso un po’ troppo freddo e distaccato. Sono tanti i momenti in cui sembra quasi di essere seduti intorno a un fuoco ad ascoltare Zorcolo che parla, perde il filo, lo ritrova, ti fa ridere e subito dopo ti fa preoccupare, per dare spazio, subito dopo, alla commozione.

Insomma, il consiglio per tutti è quello di non fermarsi davanti alle apparenze e di dare una chance a “Tutto è possibile”, la cui lettura è un toccasana per lo spirito, e fornisce le giuste motivazioni per combattere le proprie battaglie senza sottovalutare i propri mezzi, nemmeno quando la situazione sembra disperata e il “passeggero” si sente a un passo dalla vittoria. Per Roberto Zorcolo, invece, l’invito è quello di non smettere di raccontare, affinché questo libro non rappresenti solamente la fine di un lungo percorso, ma anche l’inizio di un nuovo cammino, che gli procurerà tante altre soddisfazioni, poiché, anche nel campo della scrittura, la stoffa c’è, e si vede…

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Alessandro Bogazzi

“A doppia superbia, doppia caduta”

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