Il villaggio di San Salvatore del Sinis, dalla preistoria ai giorni nostri

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La storia di un piccolo borgo

Ad otto chilometri da Cabras, in provincia di Oristano, lungo la strada che dal centro lagunare porta verso le spiagge del Sinis e dell’antica città di Tharros, sorge il villaggio di San Salvatore, uno dei numerosi esempi conosciuti in Sardegna di centro religioso temporaneo.

Il piccolo borgo di San Salvatore rimane disabitato per buona parte dell’anno, si rianima solamente nei nove giorni antecedenti la prima domenica di settembre. In questo periodo nel villaggio si celebrano i secolari riti del novenario dedicato al Cristo Salvatore che si concludono con la grande manifestazione conosciuta ai più come ‘Corsa degli Scalzi’.

San Salvatore è immerso nello scenario naturale del Sinis, paradiso naturale in cui sono disseminate straordinarie testimonianze culturali. I grandi spazi silenziosi, le spiagge bianchissime e i profumi mediterranei contribuiscono a trasformarlo in un luogo magico, in cui il tempo sembra aver smesso di scorrere.

San Salvatore, le ‘domingheddas’ e il culto delle acque

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L’attuale villaggio e la sua chiesa si sviluppano attorno ad un antichissimo luogo sacro di epoca nuragica dove veniva praticato il culto delle acque. È certamente l’elemento culturale che ha caratterizzato maggiormente il luogo già dall’epoca preistorica e, ancora oggi, questo è il tratto che maggiormente lo contraddistingue.

Parlare di San Salvatore significa parlare di ipogeo e di corsa degli scalzi, di culti dell’acqua e di novenari. Modi diversi di intendere e concepire il ‘sacro’ che si sono stratificati nel tempo e nei quali la comunità cabrarese si identifica.

Il borgo ha una forma irregolarmente quadrangolare, che chiude al centro una piccola chiesa campestre che, a sua volta, custodisce l’accesso all’ipogeo e al pozzo sacro nuragico. Alla grande piazza, racchiusa dalle basse casette, si accede attraverso due ingressi posti ai vertici opposti del quadrilatero. Si contano poco più di un centinaio di casette a schiera, la maggior parte di queste limitate al piano terra. Non superano la decina quelle che si sviluppano anche su un secondo livello.

L’altezza media delle case, comprese quelle con il piano superiore, è comunque inferiore agli standard abitativi attuali e  sono chiamate dai cabraresi “domingheddas” (piccole case). In questi ultimi anni molte domingheddas sono state restaurate e rese molto più confortevoli rispetto al passato, valorizzando quelle caratteristiche architettoniche che rendono unico questo villaggio.

Dall’epoca prenuragica alle statue di Monte Prama

Il Sinis, grazie anche alle straordinarie risorse economiche che offre, ha favorito lo stanziamento umano già in epoca antichissima, per questo motivo sono numerose le testimonianze archeologiche.

Di epoca prenuragica (IV-III millennio a.C.) sono i villaggi di Conca Illonis e Cuccuru is Arrius che rivestono un ruolo importantissimo negli studi delle culture preistoriche dell’isola. Cuccuru is Arrius in particolare, distante da San Salvatore non più di tre chilometri, lungo la provinciale che porta a Cabras, è stato interessato alla fine degli anni ‘70 da un’importante campagna di ricerca archeologica che ha confermato come il Sinis sia uno dei più importanti bacini culturali del Mediterraneo antico.

Anche l’area di San Salvatore ha ospitato probabilmente uno di questi antichissimi villaggi. Gli abbondanti rinvenimenti di strumenti in ossidiana e selce, insieme alla scoperta di una statuina di Dea Madre riferibile alla cultura di Abealzu-Filigosa lo confermano pienamente. Le testimonianze nuragiche arrivate fino ai nostri giorni sono ben più numerose. Si contano a decine le maestose torri nuragiche che svettano nelle campagne adiacenti il villaggio di San Salvatore.

A poche centinaia di metri a nord-est del borgo si erge il nuraghe quadrilobato di Leporada, mentre, a ovest del villaggio, sulla sommità delle colline che lo separano dal mare, svettano numerosi nuraghi complessi. Su tutti, sono da ricordare i maestosi polilobati di Figu de Cara e Piscina Arrubia, entrambi in attesa di più approfondite indagini da parte degli archeologi.

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Al periodo nuragico (900-700 a.C.) è ascrivibile il grande santuario di Mont’e Prama, localizzato lungo la strada che da San Salvatore porta alla meravigliosa spiaggia di Mari Ermi. Da quest’area provengono le famose e uniche statue a dimensione umana che si conoscono dell’epoca nuragica e che sono custodite nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e del Museo Civico G. Marongiu di Cabras.

La grande importanza nell’economia tharrense di San Salvatore e del Sinis in epoca romana

Le favorevoli condizioni climatiche e le potenzialità economiche unitamente alla particolare conformazione geografica della penisola del Sinis, hanno contribuito alla fondazione e allo sviluppo, ad appena due chilometri da San Salvatore, di una delle più antiche colonie fenicie della Sardegna: Tharros. È però in epoca romana che San Salvatore e il Sinis assumono un’importanza nell’economia tharrense. L’intensa attività agricola e le dinamiche che ne derivano fanno sì che con il passare del tempo si sviluppano attorno a San Salvatore attività e servizi che porteranno al concepimento nell’area di una vera e propria ‘statio’.

Sono davvero numerose le testimonianze archeologiche che lo fanno pensare. Appena fuori dal villaggio è ben visibile l’importante edificio termale di ‘Domu ‘e Cubas’ (III – IV sec. d.C) e, a poca distanza da questo, è documentato, attraverso una grande quantità di tessere musive policrome, rinvenute nei campi adiacenti dopo le arature, un altro edificio con pavimenti mosaicati. All’interno del villaggio, infine, oltre alle ricerche di questi ultimi anni che confermano la presenza sotto la piazza di antiche strutture romane, è ben documentata l’esistenza di un antico magazzino che ha restituito, in uno scavo dei primi anni ‘80, alcuni silos ancora colmi di cereali che vi erano contenuti nel momento dell’abbandono dovuto ad un incendio.

Il giudicato d’Arborea e il dominio iberico

L’abbandono di Tharros nell’XI secolo da parte delle autorità e delle istituzioni politiche e religiose, contribuì allo spopolamento progressivo del Sinis.  Rese inoltre, per un lungo periodo, questi luoghi semideserti e poco sicuri, lasciandoli alla mercé dei barbareschi che solcavano i mari della Sardegna. Solo dopo il 1410, data della caduta del giudicato d’Arborea, l’interesse per il Sinis torna vivo perché entra in possesso dei marchesi di Oristano.

Dopo la sua soppressione, nel 1478, il Sinis e le sue ‘villae’ diventano parte integrante del patrimonio della Corona d’Aragona prima, e di quella di Spagna successivamente. È proprio in epoca spagnola che San Salvatore conosce un rinnovato interesse da parte dei Cabraresi che riadattano una preesistente chiesetta campestre circondandola di piccole casette nelle forme sopravvissute fino ai nostri giorni.

I sogni hollywoodiani, poi il ritorno alla religiosità

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Solo alla fine degli anni ‘60 del secolo appena trascorso, nel boom della cinematografia western, il villaggio subì delle modifiche all’aspetto originario che trasformarono il piccolo centro religioso in un villaggio messicano. Nella piazza nacquero improvvisamente delle strutture posticce che distribuivano diversamente gli spazi esistenti. Nate per esigenze cinematografiche, queste strutture hanno resistito fino agli inizi degli anni ‘90, quando un incendio distrusse il ‘saloon’ che ancora restava in piedi.

Dopo i sogni hollywoodiani di tanti cabraresi, oggi il villaggio di San Salvatore è tornato alla sua veste originaria di villaggio religioso che si rianima alla fine di ogni estate per rinnovare una delle più antiche e belle feste della Sardegna: la ‘Corsa degli Scalzi’.

Il video dei Placebo girato nel villaggio

Posted by Sardegna – Blog on Mittwoch, 13. Dezember 2017

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Simone Paderi

"Si corrompe nel modo più sicuro un giovane, se gli si insegna a stimare chi la pensa come lui più di chi la pensa diversamente"

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