REFERENDUM:TUTTE LE BUGIE SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE

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Le  peggiori balle vengono dal fronte del Sì al Referendum. Smontiamole insieme.

La campagna del “Sì” procede ormai da svariati mesi e i vari sostenitori non hanno mancato di stordire l’opinione pubblica con variegate bugie. Non che i sostenitori del “No” siano stati sempre limpidi e sinceri. Ma, oggettivamente, le balle peggiori ricadono nel bacino del “Si”. La maggior parte di esse proviene dalla bocca di Matteo Renzi e proveremo a smontarle insieme. Vediamo quindi i presunti motivi per cui (non) votare “Si”.

1. La credibilità internazionale. Da mesi la sentiamo nominare. Dobbiamo acquistare credibilità sul panorama politico internazionale. Ultimamente è stato il ministro degli esteri, Paolo Gentiloni a rilanciare questo messaggio. Indaghiamo quindi sui motivi di una tale affermazione: perché votare “Si” dovrebbe rilanciare la nostra “immagine”? Si dice che “l’Italia dimostrerà di saper portare avanti il cambiamento, di essere stabile e affidabile”, quindi verremmo meglio considerati. In realtà, questo cambio di immagine riguarderebbe solo Renzi e il suo Governo, non l’Italia. Quindi si tratta solo di una questione politica, nulla a che vedere con l’Italia in sé e con la sua credibilità. Aggiungo che, dopo avere eseguito con zelante precisione l’austerità voluta dall’Europa, abbiamo già dimostrato “buona volontà”. E in secondo luogo che non esiste il bisogno, a prescindere, di dimostrare niente a nessuno. Non ad un simile prezzo.

Paolo Gentiloni, Ministro degli Esteri.
Paolo Gentiloni, Ministro degli Esteri.

Nessuno ha chiesto una riforma che toccasse 47 articoli costituzionali su 139.

2. La maggiore velocità. Si dice che le leggi impiegano troppo tempo per essere approvate, a causa della “navetta Camera- Senato”. In realtà questa legge non solo non riduce i tempi di approvazione delle leggi, ma addirittura può allungarla perché aggiunge una decina di nuovi percorsi di approvazione (e di blocchi) da parte del Parlamento. Nella situazione attuale esiste un solo percorso, quindi ben più rapido e semplice. Inoltre, nell’ultima legislatura, è passata una legge ogni cinque giorni, di cui 202 al primo colpo e 43 con la “navetta”. Uno dei procedimenti legislativi più rapidi dell’Occidente!

3. Questa riforma è attesa da 70 anni. Falso, e anche facilmente smontabile. Nessuno ha chiesto una riforma che toccasse 47 articoli costituzionali su 139. E soprattutto nessuno ha mai detto “come” modificarli e men che mai che fosse fatto con un “pacchetto” unico. Inoltre, in 12 anni passati a seguire l’attualità politica, non ho mai sentito nemmeno accennare a riforme simili. E nemmeno a problemi relativi alla Costituzione. E voi?

Matteo Renzi, Presidente del Consiglio.
Matteo Renzi, Presidente del Consiglio.

La riforma aumenta a dismisura i poteri del Presidente del consiglio.

4. La Riforma non tocca i poteri del Premier. Verosimile, ma falso. Mi spiego meglio: la riforma non tocca i poteri del Premier in maniera diretta ma, in combinato disposto con la legge elettorale (Italicum), produce un immenso accentramento di potere nelle mani del Premier. A causa di un premio di maggioranza incostituzionale. E questo lo possiamo dedurre dal fatto che la precedente legge (Porcellum), venne dichiarata tale dalla Corte Costituzionale, per lo stesso motivo. Attendiamo solo una formale affermazione di incostituzionalità.

5. Riduciamo i costi della Politica. Verosimile, ma falso. I costi vengono si ridotti (circa 50 milioni di euro all’anno), ma subito “reintegrati” in altre misure. Un esempio? I 67 milioni concessi ad una coppa di Golf (anche questo rientra nella misura). In secondo luogo, il PD ha votato contro la proposta M5S per il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari che avrebbe prodotto un risparmio di 60 milioni l’anno. Senza intaccare la Costituzione. L’affermazione manca di credibilità.

6. Votare “No” vuol dire tornare indietro. Falso pure questo. Molti hanno detto “è meglio di nulla”. In realtà il presunto “nulla” è semplicemente la Costituzione con cui abbiamo sempre vissuto. Nessun passo indietro. Il passo indietro, tutto sommato, è rappresentato proprio dalla Riforma in questione. Vedremo perché nel prossimo punto.

7. Si allarga la Democrazia e la partecipazione popolare. Profondamente falso. Verranno abolite le elezioni del Senato (nominato dalla stessa classe politica). Non richiede nemmeno un commento perché la falsità dell’affermazione è palese. Mi limito ad accennare alla svolta autoritaria ed oligarchica che si profilerebbe all’orizzonte se la riforma passasse.

La revisione del Titolo V porta ad un’assoluta sudditanza delle Regioni (salvo quelle a Statuto Speciale) nei confronti del Governo centrale.

8. Verrà dato maggior potere ai cittadini grazie alle leggi di iniziativa popolare. Falso. Attualmente si possono proporre delle leggi di iniziativa popolare raccogliendo 50.000 firme. La riforma attuale alzerà questo “quorum” a 150.000. Appare palese la contraddizione di questa affermazione, se si rendono tali iniziative tre volte più difficili.

9. Le Regioni otterranno maggior potere. Falso. La revisione del Titolo V porta ad un’assoluta sudditanza delle Regioni (salvo quelle a Statuto Speciale) nei confronti del Governo centrale. Perché la riforma prevede che le Regioni non possano più, ad esempio. esercitare controllo sul territorio. Tradotto in parole povere: imposizione di opere come Tav o Ponte sullo stretto. E le Regioni non potranno opporsi in alcun modo.

10. L’abolizione degli enti inutili, tra cui il CNEL, produrrà un risparmio di un miliardo. Falso. Non esiste l’abolizione degli enti inutili, ma solo del CNEL. Che produce un risparmio di 8,7 milioni, ben lontano dal miliardo annunciato.

La natura poliedrica e confusionaria della Riforma richiederebbe altre discussioni. Per evidenti necessità, ho deciso di affrontare solo la questione sulle “balle” più importanti. Non escludo di approfondire i punti nei prossimi giorni ma, per ora, chiudo con un appello.

Votate “Si” o “No”, ma fatelo con coscienza e senza cadere in bugie che lasciano il tempo che trovano. E su cui si è costruita un’intera campagna elettorale.

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Vincenzo Milia

"Libertà vuol dire veramente qualcosa, significa avere il diritto di dire alla gente quello che la gente non vuole sentire"

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