SARDEGNA, LA FANTASTICA TERRA DELLE JANAS

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Domus de janas, le case delle fate in Sardegna. Viaggio tra storia e mito.

Nelle fiabe popolari sarde c’è una  frequente presenza delle fate, chiamate fadas, Giànas, Janas ma anche cánigas (Sassari), cánnigas (Villasalto).
Questa forte presenza delle fate nel mito popolare è da ricollegarsi all’esistenza dei caratteristici stretti passaggi scavati artificialmente nella roccia e denominati appunto domus de janas (case delle fate), ma conosciuti anche con altri appellativi quali furreddas, concas o concheddas, precias o preccas, normalmente chiamate nel nord Sardegna sas domos dessas fatas, ‘le case delle fate’.

Queste strane cavità (se ne contano circa millecento sparse in tutta l’isola) hanno costituito per molto tempo un vero e proprio enigma archeologico.
Si tratta di sepolture in grotticelle scavate nella roccia la cui costruzione proliferò nel momento di passaggio dall’età della pietra all’età del rame. Le forme sono varie e si va da tombe con un’unica cella ad altre con un consistente numero di ambienti. L’accesso dei tipi più antichi è a pozzetto, più tardi diviene frequente un corridoio chiamato dromos.
Data anche la loro grandezza, nelle credenze popolari sono diventate le dimore di esseri fantastici molto simili ai fairies della tradizione anglosassone. Infatti, la parola jana indica una creatura magica a metá strada tra le streghe e gli elfi.
Secondo il glottologo Salvatore Dedòla far derivare il nome janas da Diana, dea della luna per gli antichi romani, è un errore, ma non lo è il mito d’origine.

«Identificata con la luna, astro legato alla ciclicità della donna, Diana amava la notte ed incarnava a un tempo una delle forme della triplice Ecate, la dea della magia adorata con riti misterici»

Spiega sempre Dedòla: «Diana è un’antica divinità italica. A Roma fu la dea della luce, ed anche Giano fu l’originario dio della luce. Giano rappresentava il Sole, Diana la Luna. L’evangelizzazione cristiana si sobbarcò l’immane compito di far sparire d’amblée, come niente fosse, una tradizione millenaria che aveva religiosamente dialogato con gli spiriti degli alberi, con lo scrosciare del torrente, con l’ira delle tempeste, con la Luna. Tutti gli dei pagani fecero le spese d’una demonizzazione collettiva, e Diana incorporò e amplificò in sé il mito cristiano della perversione, divenendo la guida delle streghe. Identificata con la luna, astro legato alla ciclicità della donna, Diana amava la notte ed in carnava a un tempo una delle forme della triplice Ecate, la dea della magia adorata con riti misterici, atti ad eccitare l’immaginazione.

Ecate, onorata ad Efeso con danze di donne, incarnava gli spettri ed i fantasmi della terra, ma amava soprattutto apparire di notte assieme alla schiera delle sue seguaci, anime senza sepoltura o morte anzitempo, in cerca di pace. Il culto notturno di Diana-Ecate si pone quindi in diretto contrasto con le entità benefiche della luce, da tempo ormai spodestate e sostituite con divinità cristiane».

Domus de Janas Sedini (SS)

Gli archeologi sostengono che le prime domus de janas siano state scavate intorno alla metà del IV millennio a.C. durante il periodo in cui sull’isola si sviluppò la Cultura di San Ciriaco.

Nelle domus de janas le decorazioni interne sono varie e vanno dalla rifinitura dei portelli esterni e interni alla riproduzione di elementi architettonici,  altri elementi rappresentano in maniera fedele l’interno di una casa con pavimenti e pareti dove sono ricavate coppelle e focolari. Il soggetto più frequentemente rappresentato è la protome taurina, da riferirsi a una divinità simbolo della vita e della potenza generatrice, e perciò protettrice dei defunti e principio della loro rigenerazione.
Gli archeologi sostengono che le prime domus de janas siano state scavate intorno alla metà del IV millennio a.C. durante il periodo in cui sull’isola si sviluppò la Cultura di San Ciriaco (Neolitico recente 3400-3200). Con la Cultura di Ozieri (Neolitico finale 3200-2800) si diffusero in tutta la Sardegna (ad eccezione della Gallura). Le genti di cultura Ozieri erano laboriose e pacifiche, dedite all’agricoltura e con una particolare religione che aveva una corrispondenza nelle lontane isole Cicladi. Adoravano il Sole e il Toro, simboli della forza maschile, la Luna e la Madre Mediterranea, simboli della fertilità femminile. Statuine stilizzate della Dea Madre sono state ritrovate in queste sepolture e nei luoghi di culto.

Sennori (SS) da http://www.neroargento.com/

Le culture agricole elaborano quella che può essere definita una religione cosmica, perché l’attività religiosa è concentrata intorno al mistero centrale: il rinnovamento periodico del mondo.

Secondo l’archeologa Marjia Gimbutas la dea venerata nel Neolitico nell’Europa antica è una dea della nascita, della vita, della morte e della rigenerazione e rappresenta un ciclo completo ed eterno, vissuto come una totalità. Tutti questi sono  aspetti non contrapposti, infatti la dea che dispensa la vita è la stessa che incarna la morte, non intesa come la fine di tutto, ma seguita immediatamente dalla rigenerazione. Si tratta di un ciclo ispirato dall’osservazione della natura, dove l’inverno porta un’apparente morte, seguita poi dal risveglio primaverile e dal raccolto estivo.

Nella dea si riflette dunque un equilibrio tra la vita e la morte, un’energia che onora la vita e non teme la morte.
Come spiega lo storico delle religioni Mircea Eliade, «La creatività religiosa fu suscitata non dal fenomeno empirico dell’agricoltura, ma dal mistero della nascita, della morte e della rinascita, identificato con il ritmo della vegetazione. Le culture agricole elaborano quella che può essere definita una religione cosmica, perché l’attività religiosa è concentrata intorno al mistero centrale: il rinnovamento periodico del mondo. Il ciclo cosmico è concepito come ripetizione infinita del medesimo ritmo: nascita, morte e rinascita».

Necropoli ipogeica di S’Adde ‘e Asile, Ossi (SS) (Foto da Il Popolo Shardana – WordPress.com)

Basta visitare questi luoghi affascinanti e misteriosi per percepire la presenza di qualcosa di più profondo , fortemente presente, forse scolpito nel nostro dna.

Come in altri luoghi dell’Europa neolitica anche nelle domus de janas vi è una forte presenza di raffigurazioni con spirali. Bellissime sono le raffigurazioni nelle domus de janas de Sa Pala Larga a Bonorva (vedi foto di copertina), una delle necropoli più importanti dell’isola tuttora in stato di abbandono (spero di essere smentito).

George Nash, archeologo del Dipartimento di Archeologia e Antropologia dell’Università di Bristol ed esperto mondiale di arte preistorica, a proposito di questa necropoli scrisse sul Quotidiano di storia e archeologia il 15.08.2012: «Lo straordinario stato di conservazione di questo esempio di arte preistorica è paragonabile per importanza alle immagini dipinte all’interno della camera dell’Oracolo dell’ipogeo di Hal-Saflieni a Malta».

Non sappiamo con certezza quale fosse il significato e la funzione delle spirali, un’ipotesi importante, che mi sento di condividere, è  che venissero utilizzate come aiuto per l’accesso al Sacro e al Profondo attraverso pratiche energetiche che l’umanità ha conosciuto fin dai tempi più remoti.
Basta visitare questi luoghi affascinanti e misteriosi per percepire la presenza di qualcosa di più profondo , fortemente presente, forse scolpito nel nostro dna come i simboli sulla roccia e per trovare gli indizi di quello che è, come disse Lilliu, «un mondo carico di spiritualità e di vita ideale, non disgiunto dai bisogni concreti».

 

 

Fonti: http://www.linguasarda.com/home.php

           HTTP://PIERLUIGIMONTALBANO.BLOGSPOT.COM

        “Luoghi ed esseri Fantastici della Sardegna” edito da L’UNIONE SARDA

           Le spirali nei luoghi sacri dell’Europa neolitica e dell’ età del bronzo

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Simone Paderi

"Si corrompe nel modo più sicuro un giovane, se gli si insegna a stimare chi la pensa come lui più di chi la pensa diversamente"

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