SARDEGNA: DISOCCUPAZIONE GIOVANILE AL 56%

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La disoccupazione non conosce rallentamenti

La disoccupazione è ai massimi storici. La Sardegna muore lentamente, e si dimostra un paese per vecchi. I numeri sono forniti dall’ Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro e sono agghiaccianti.

Il tasso di disoccupazione corrispondente alle persone che non trovano lavoro è pari al 17,3% contro il 31% degli inoccupati, ossia chi non cerca lavoro ma sarebbe disponibile a lavorare. Il tasso di occupazione complessivo è pari al 50,3% che, tradotto, significa che una persona su due, in Sardegna, non lavora.

I numeri: il tasso di disoccupazione giovanile

Le stime procedono ancora più al ribasso se si prende in esame la disoccupazione giovanile under 30. La cifra è pari al 56%, meno di un giovane occupato su due. Il 30% dei giovani, invece, non solo non lavora ma non studia e non frequenta corsi di formazione.

Si parla di un quadro macabro, dalle conseguenze nefaste, che afferma con forza ciò che tanti giovani emigrati italiani hanno manifestato negli ultimi anni. L’italia non è un paese per giovani, e la Sardegna in particolare lo è ancora meno.

Il fallimento della politica

Le politiche da destra neo-liberista attuate dai vari governi centrali presieduti prima da Monti, Letta e Renzi, hanno avuto come conseguenza l’esasperazione dei problemi che erano chiamati a risolvere. Si tratta di un dato oggettivo, basti pensare al Jobs Act varato dall’esecutivo di Renzi. A fronte di una spesa pubblica tra i 12 e i 20 miliardi di euro, l’abolizione dell’articolo 18, ed enormi incentivi regalati agli imprenditori di grosso calibro, il risultato è quello di una disoccupazione in crescita. L’unico risultato ottenuto è stata l’eliminazione del posto fisso, ora semplicemente “a tempo indeterminato”, e l’abolizione dei diritti dei lavoratori.

Una domanda sorge spontanea: chi lavorerà quando gli anziani saranno in pensione e i giovani all’estero?

 

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Vincenzo Milia

"Libertà vuol dire veramente qualcosa, significa avere il diritto di dire alla gente quello che la gente non vuole sentire"

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