SANT’ANTONIO DEL FUOCO È TORNATO

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Sant’Antonio, il Prometeo sardo che con l’aiuto di un maialino e di un bastone di ferula rubò il fuoco dall’inferno. 

La notte tra il 16 e il 17 gennaio da Dorgali a Bolotana, da Bosa a Desulo, da Budoni ad Escalaplano, da Samugheo a Orosei e in tanti altri paesi ancora si accendono i falò in onore di Sant’Antonio Abate, Sant’Antoni de su Fogu, il santo eremita egiziano fondatore del monachesimo cristiano e primo degli abati, diventato poi patrono della pastorizia e dell’agricoltura. Si calcola che siano almeno 65 i centri nei quali questo secolare rituale del fuoco di Sant’Antonio viene effettuato.

Questa festa, come tutto il carnevale sardo eredità di riti ancestrali, forse riproduzione di forme archetipali, è molto sentita in tutta la Sardegna e costituisce, per gli aspetti mitico-rituali e per la sua funzione socializzante, un momento a dir poco suggestivo. Un culto antico e radicato quello per questo santo, strenuo oppositore dei diavoli e delle fiamme dell’inferno nella visione cristiana, ma eredità di una sacralità ancora più antica.

Secondo la leggenda fu Sant’Antonio a donare il fuoco agli uomini. 

Questo Prometeo sardo, con l’aiuto di un maialino e di un bastone di ferula rubò il fuoco dall’inferno e lo donò agli uomini, nascondendo una scintilla proprio dentro il suo bastone. Come dice Salvatore Cambosu in Miele Amaro, la ferula è il legno del più povero e «i più poveri ne fanno cavallini per i loro figlioletti, e per sé scanni e bacoli».

In occasione di questa festa il legname viene sapientemente accatastato per il falò, fino a formare un’altissima piramide chiamata Sas Tuvas, Sas Frascas, Sos Focos, Su Fogarone, Su Fogadoni, Su Romasinu o Su Foghidoni. Il nome cambia in base alla località e al tipo di legname utilizzato. Il lentischio, il corbezzolo, l’alloro e il rosmarino rendono la notte piacevolmente inebriante e profumata.

All’imbrunire, in un’atmosfera avvolgente, il paese si raccoglie in piazza per l’accensione del falò. I fedeli, in un rito fra il sacro e il profano, girano tre volte in senso orario e altre tre in senso opposto, pregando attorno al fuoco purificatore benedetto dal parroco. Inizia così il rito esorcizzante.

È l’inizio del Carnevale, il giorno della prima uscita delle caratteristiche maschere tradizionali isolane.

Dopo i riti liturgici e la benedizione del fuoco, i partecipanti stazionano di fronte ad esso, tra balli, canti tradizionali, chiacchiere, dolci e vini offerti dalla comunità. Il fuoco ritorna tra gli uomini, le giornate riprendono ad allungarsi, l’inverno e i suoi sacrifici stanno finendo, la terra ritornerà presto a germogliare. Così come il Santo riporta il fuoco al mondo mortale, con la loro prima uscita le maschere risvegliano la vita. Questo è l’inizio del Carnevale ed è il giorno della prima uscita delle caratteristiche maschere tradizionali isolane: Mamuthones e Issohadores di Mamoiada, Boes e i Merdules di Ottana, Sos Corriolos di Neoneli, Sos Mamutzones di Samugheo e altre maschere ancora che affollano le vie dei paesi della Sardegna.

Chiudo citando nuovamente le parole di Salvatore Cambosu, tratte da Miele Amaro, la sua opera più importante: «In un momento fu nell’isola di ghiaccio, salì sul più alto monte, agitò la ferula in ogni direzione: si staccarono scintille, e il vento le disseminò nell’acciaio, nell’esca, nella pietra. Ma la terra restò com’era, come una morta in una bara di cristallo. Allora egli scese alla pianura, scavò una fossa della lunghezza e della larghezza della ferula, seppellì quel fuoco silenzioso. Da quello stesso momento la terra sorrise, si ridestò dal suo sonno di mille e mille anni, cominciò a germogliare, in poco tempo si popolò di erbe e animali, era la primavera: e il Sardo saltò a cavallo».

Sant’Antonio è arrivato, il fuoco è stato acceso e allora: «Balla chi como benit Carrasecare a nos iscutulare sa vida. Tando tue podes fintzas irmenticare tottu s’affannu mannu e sa chida».   

 

 

 

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Simone Paderi

"Si corrompe nel modo più sicuro un giovane, se gli si insegna a stimare chi la pensa come lui più di chi la pensa diversamente"

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