Sanità: sciopero generale il 6 luglio, manifestazione a Cagliari

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“Per i lavoratori e per i territori, contro i tagli e le riduzioni dei servizi sul territorio in una riforma sbagliata e pericolosa”

Le Segreterie Regionali di Categoria della CGIL FP – CISL FP e UIL FPL della Sardegna hanno indetto per giovedì 6 luglio lo Sciopero della sanità sarda con manifestazione in via Roma a Cagliari, davanti al palazzo del Consiglio regionale sardo, con partenza dalla piazza del Carmine alle ore 10.

«Il processo di riorganizzazione dei Servizi sanitari della Sardegna, avviato dalla Giunta Regionale a partire dal 2014, con la L.R. n° 23, nella quale, tra le altre cose, si è provveduto a cancellare la funzione di attori e protagonisti dei processi di riforma delle parti sociali, continua a procedere disarticolato e senza un percorso di partecipazione reale. La situazione peggiora di giorno in giorno. L’incapacità di portare avanti i processi di riforma per il miglioramento dei servizi, la non discussione della Riorganizzazione della Rete ospedaliera in Consiglio Regionale, il non governo del sistema ha portato alla crescita esponenziale anche dello stesso “buco di Bilancio in sanità”. Vanificato lo sforzo di una prima riforma frettolosa, fatta con la scusa del buco, ora territori cittadini e lavoratori vivono il dramma del taglio dei servizi e dell’incertezza lavorativa. Si vuole far pesare una riforma nata male e gestita peggio su chi quei servizi li porta avanti faticosamente e con grande senso di responsabilità, in quanto il tutto è lasciato alla buona volontà del singolo operatore.

Con l’avvio dell’ATS le criticità sono aumentate, per cittadini e lavoratori, i problemi e le difficoltà oltre a persistere si stanno accentuando, le liste d’attesa sono sempre più lunghe, i servizi sono al collasso, a fronte di una impraticabile ristrutturazione della rete ospedaliera e di una mancata riforma dei servizi territoriali. La carenza di personale addetto all’assistenza nelle strutture di degenza rende l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie a rischio e le lavoratrici e i lavoratori sottoposti a turnazioni pesanti e stressanti, il ricorso al precariato è sempre più frequente, la paventata mobilita selvaggia tra le Aziende è un’insidia concreta, anche aldilà degli aspetti organizzativi. Dal nostro punto di vista il sistema sta vivendo uno dei periodi più bui degli ultimi 20 anni, per cittadini e lavoratori.

Abbiamo bisogno di un sistema sanitario moderno, efficiente ed efficace, adeguato e universalistico, che pone l’attenzione alla centralità della persona, al fine di garantire il perseguimento vero dei livelli essenziali di assistenza, non di aggiustamenti approssimativi unicamente incentrati al risparmio di risorse economiche, che peggiorano la qualità dei servizi. Una sanità piegata solo alle esigenze e logiche politiche.

Abbiamo provato a spiegare alla parte politica che i cambiamenti importanti sono molto più facili da costruire se con tutti gli attori del sistema si crea un clima di partecipazione e di condivisione. Sono state parole buttate al vento. Hanno fatto da soli e hanno lavorato pure male. La sottoscrizione di un protocollo delle relazioni sindacali ottenuto con stati di agitazione, incontri con il Prefetto e le manifestazioni sotto l’assessorato della sanità non sono serviti a sensibilizzare la parte politica. Gli operatori della sanità sarda devono essere protagonisti di una vera riforma del sistema sanitario regionale contrastando modelli organizzativi inadeguati e rivendicando una migliore organizzazione del lavoro, turni di servizio regolari che rispettino il recupero psicofisico con protocolli operativi certi e un sistema che concili il benessere organizzativo lavoro\famiglia. In tutto ciò, si disdettano i contratti decentrati e si fa terrorismo psicologico, facendo ricadere sui lavoratori il peso dell’inefficienza politica. E’ necessario che il nostro “adesso basta”, lo slogan lanciato nel precedente sciopero continui, in quanto non più disposti ad accettare l’insensibilità dei nostri interlocutori; “adesso basta” si alzi forte e chiaro. Per la tenuta dei servizi e per la tutela delle professioni.

L’ultimo rinnovo del CCNL risale alla stagione contrattuale 2008/2009, la contrattazione decentrata si è riaperta nel 2015, ma pochi lavoratori hanno potuto usufruire dell’avanzamento di carriera, sia per mancanza Segreterie regionali di risorse nei fondi contrattuali ma anche per le norme contrattuali e legislative che lo hanno impedito. Riscontriamo inoltre, le retribuzioni tra le più basse d’Italia, disdette di contratti decentrati per intervento della Corte dei Conti e per decisioni unilaterali di dirigenti delle Asl e con una inadeguata quantificazione dei fondi.

Come se non bastasse, la legge regionale che istituisce l’ATS impone che si accorpino i fondi contrattuali delle ex ASL e si proceda alla omogeneizzazione dei trattamenti economici e alla rivisitazione dei livelli salariali, come se fosse un automatismo e non si dovesse passare attraverso una contrattazione sindacale prevista da leggi, norme e contratti. La Giunta Regionale delibera le linee guida per l’atto aziendale della ATS e delle altre Aziende Sanitarie Sarde prima che si varino gli atti aziendali, si deliberino i cicli delle performance e si apra una vera fase di contrattazione. Una situazione complessa di tutto il sistema, totalmente inaccettabile, rispetto alla quale la risposta non può che essere la mobilitazione.

Diffidiamo ATS dal procedere all’accorpamento dei fondi contrattuali delle ex ASL, fino a quando non avremo chiaro che l’omogeneizzazione produca effetti solo positivi sulle retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità. Chiediamo che l’Assessore della sanità renda note le risorse messe a disposizione dalla contrattazione decentrata delle aziende sanitarie sarde, a partire dal 2002 e avvii immediatamente la contrattazione per l’applicazione del CCNL in relazione alle risorse economiche aggiuntive regionali in merito alla riorganizzazione del sistema. Ribadiamo la richiesta fatta a partire dal 2016 di conoscere la quantificazione dei fondi delle singole aziende ex Asl, delle AOU e del Brotzu e lo storico. Chiediamo l’immediata apertura della contrattazione decentrata per l’anno 2017 in ciascuna Assl e in AOU e Azienda Brotzu. Diffidiamo le Amministrazioni a rivedere il modus operandi senza il reale coinvolgimento delle OO.SS. e dei cittadini.

Anche la sanità privata vive una situazione di concreta paralisi e altrettanta incertezza dovuta a ritardi, a una inadeguata programmazione e alla mancanza di confronto sulle tante vertenze aperte (es. punti nascita e arretrati contrattuali). Anche i lavoratori della sanità privata in Sardegna rivendicano il riconoscimento dei diritti contrattuali e adeguate condizioni di lavoro. Una situazione divenuta insostenibile considerato che il settore incide sulla spesa sanitaria per il 3% erogando prestazioni per il 15%, occupando 1500 dipendenti che, compreso l’indotto, occupano un totale di oltre 4000 lavoratori.

Il settore privato risente al pari del pubblico, della caotica e sconclusionata pseudo riforma che crea incertezza per il futuro dei lavoratori unita ad un crescente peggioramento dei servizi. Un settore che garantisce ad oggi occupazione stabile e prestazioni di qualità che rispondono alle reali esigenze dei cittadini a completamento dell’offerta sanitaria nel territorio sardo. Tutte le vertenze irrisolte e le criticità e specificità territoriali sono inserite e fanno parte di questa grande e forte rivendicazione, che ci porta tutti insieme a una mobilitazione regionale. Coinvolgeremo le comunità locali e i cittadini. La nostra battaglia è per migliorare le cose davvero. Queste OO.SS. proseguono il percorso di mobilitazione e di assemblee in tutti i posti di lavoro della Sanità Pubblica e Privata, verso sciopero generale che si sta organizzando per il 6 luglio.»

 

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