SALVINI E LO STRANO ELETTORE

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Com’è possibile che alcuni sardi apprezzino Salvini, leader d’un partito che fin dalla sua nascita ha inveito contro i “terroni”?

Ho voluto attendere alcuni giorni, prima di esprimermi sull’argomento, e poter ragionare in libertà e freddezza. L’arrivo di Salvini a Cagliari, la scorsa settimana, ha suscitato le reazioni più disparate e variegate. Dai movimenti anti-Salvini, che hanno manifestato per le strade e sono stati impietosamente respinti dalle forze dell’ordine, ai gruppi pro-Salvini che hanno affollato il mercato di San Benedetto per incontrare il loro “leader”. Non entro nel merito delle contestazioni contro il leader della Lega Nord ma vorrei, piuttosto, porre un particolare accento sulla “sua” base elettorale in Sardegna.

Il dilemma di fondo è chiaro e quasi banale: com’è possibile che alcuni sardi apprezzino Salvini, leader d’un partito che fin dalla sua nascita ha inveito contro i “terroni” e a favore del federalismo fiscale, per contrastare “il sud parassita”? Chi vi scrive ha conosciuto alcuni elementi facenti parte della sua base elettorale e ha distinto fra tre tipologie di elettore “leghista” in Sardegna.

 

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Matteo Salvini al mercato di San Benedetto, Cagliari.

“Il beato ignorante, l’abbandonato sorridente, l’attivista da bar”.

La carrellata comincia con l’elemento più comune, che ho provveduto arbitrariamente a definire “il beato ignorante”: questo elettore considera Salvini un “outsider” della politica (sebbene sia attivo in questo campo da vent’anni) e considera i vecchi slogan della Lega un qualcosa che fa parte del passato. Insomma, ignora l’esistenza di alcuni fatti e procede perché apprezza la linea politica di Salvini in quanto “pseudo-novità” di questa “pseudo-nuova Lega Nord”.

Il secondo elemento l’ho ribattezzato “l’abbandonato sorridente”: ricorda la Lega di vecchio stampo (che in realtà vive in quella attuale) e gli insulti rivolti al sud, ma vota Salvini per far fronte al nemico comune (a volte l’immigrato, a volte l’euro, a volte la Fornero e cosi via). Poco importa che Matteo faccia parte del partito che, da sempre, auspica la separazione della Sardegna dal resto d’Italia e anzi, vista la presenza di molti “indipendentisti” che sperano nella determinazione autonoma dell’isola, si trovano spesso in accordo. “E se Salvini volesse abbandonare la Sardegna, staccandola dall’Italia?”. La risposta potrebbe essere “meglio, cosi torniamo a stare bene, se siamo autonomi”.

Insomma, l’isola diventa una sorta di “amante” felice di essere stata lasciata. Si profila cosi una specie di “divorzio felice”, con buona pace del popolo sardo che si sente anche italiano e, a volte, anche europeo. Salvini ha ben compreso lo spiccato spirito votato verso l’autonomia dei sardi e lo ha dimostrato anche in occasione della sua ultima visita, invitando i vari movimenti indipendentisti (piccoli a livello elettorale) ad organizzarsi meglio. Una strizzata d’occhio che dimostra, se non altro, che questo politico è ben capace di comprendere lo spirito dei suoi potenziali elettori, tenendo a mente le loro differenze peculiari a livello regionale.

“L’euro è colpa dell’Europa, della Germania e dei politici italiani che l’hanno voluta, usciamo dall’euro!”

Il terzo elemento l’ho nominato “l’attivista da bar”: egli si muove sinuosamente nel sottile confine tra i luoghi comuni e il malcontento popolare, e affronta temi d’attualità con la stessa grazia di un cacciatorpediniere che bombarda un branco di tonni. Conosce i temi centrali nel dibattito globale (immigrazione, effettiva bontà della moneta unica, effetti della globalizzazione, crisi globale e quant’altro) ed espone il suo punto di vista (sotto la veste di unica verità, quasi religiosa) puntando a risolvere il problema “cancellando” gli effetti del problema stesso ma non le cause. “L’euro è colpa dell’Europa, della Germania e dei politici italiani che l’hanno voluta, usciamo dall’euro!”, “l’immigrazione è colpa degli immigrati, chiudiamo le frontiere!”, sono solo alcune delle perle di saggezza figlie di una rara politologia d’alta scuola.

Per onestà intellettuale ammetto la possibile esistenza di altre tipologie di elettore leghista “2.0” , considerato che non possiedo il dono della verità assoluta e che strane commistioni tra queste tipologie sono senz’altro possibili, ma lascio a chi legge la possibilità di esprimersi in merito. Chiudo con un nuovo quesito: un elettore sardo, che vota Salvini, è un elettore “strano”?

 

 

 

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Vincenzo Milia

"Libertà vuol dire veramente qualcosa, significa avere il diritto di dire alla gente quello che la gente non vuole sentire"

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