LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

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Con “La ragazza nella nebbia” Donato Carrisi ci porta nuovamente alla scoperta del male.

“Agghiacciante” è uno dei primissimi termini che mi vengono in mente per definire “La ragazza nella nebbia”, il nuovo libro di Donato Carrisi, uscito nelle librerie lo scorso 23 novembre.

Non ci sono corpi mutilati, cadaveri squarciati, scene splatter. Manca tutto ciò che lo stesso autore ha più volte definito “pornografia”. Eppure il lettore prova comunque un forte sgomento mentre si immerge sempre di più in una storia che rappresenta un viaggio perverso nei meandri di un male che, contrariamente a quanto possiamo pensare, non è così lontano da noi.

“La ragazza nella nebbia” comincia con una seduta psichiatrica nel cuore della notte, in cui il paziente è un poliziotto la cui camicia è macchiata di sangue; si prosegue, poi, con lungo flashback, durante il quale assistiamo a diversi sbalzi temporali e a qualche capatina nel presente, dove si torna definitivamente per il gran finale. A fare da sfondo alla vicenda è la scomparsa di una ragazzina di nome Mary Lou Kastner nella cittadina di Avechot.

In “La ragazza nella nebbia” non esiste un vero e proprio protagonista, ma soprattutto non emerge praticamente nessuna figura positiva.

Il poliziotto già citato all’inizio, Vogel, è succube del potere della notorietà, tende a svolgere le indagini coinvolgendo i media. In questo modo dà in pasto alla gente una vittima da sacrificare e un mostro da odiare. Il  secondo di Vogel, Borghi, appare spesso insicuro e tende a trascurare una famiglia che ha bisogno di lui. Persino il padre di Mary Lou, nonostante sia affranto dalla perdita della figlia, nasconde un’attrazione morbosa nei confronti di un’amica di Anna Lou, mentre la madre è di mentalità ristretta e bigotta. Non parliamo poi del sospettato, il cui ruolo resta ambiguo fino alla fine, mentre un altro personaggio rivela un terribile segreto quando tutto sembra ormai già finito.

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Non mancano le riflessioni sul male e sull’attrazione che la gente prova nei suoi confronti. Perché non ricordiamo mai i nomi delle vittime, ma quelli dei loro carnefici?

Carrisi ci spiega a più riprese che abbiamo bisogno di trasformare l’omicida in un mostro, per sentirci il più possibile lontani da lui, ma allo stesso tempo non riusciamo a fare a meno di seguire le sue vicende, spinti da una curiosità morbosa nei confronti di tutto ciò che rappresenta il male.

L’autore ha saputo dunque ridare linfa vitale ad argomenti già affrontati in altri suoi capolavori, primo tra tutti “L’ipotesi del male”.

Ha però elaborato una storia molto diversa dalle sue opere precedenti. La nebbia non è solamente parte del titolo, ma finisce per avvolgere tutti i personaggi, che ne sono succubi o se ne servono a proprio vantaggio. In un certo senso questa nebbia arriva ad avvolgere perfino il lettore.

Insomma, grazie alle sue caratteristiche uniche, “La ragazza nella nebbia” renderà felici non solo gli amanti del genere thriller, ma anche coloro che sono in cerca di qualcosa di atipico, che sappia regalare forti emozioni e allo stesso tempo offrire interessanti spunti per una profonda riflessione.

 

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Alessandro Bogazzi

"A doppia superbia, doppia caduta"

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