L’ UOMO LISCIO: MOROZZI TORNA ALLE ORIGINI

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L’ uomo liscio farà felice i morozziani di vecchia data

Dopo averci tenuto col fiato sospeso con una serie di appassionanti thriller, ultimo dei quali “Lo specchio nero”, Gianluca Morozzi ha optato per un cambio di rotta: “L’ uomo liscio” strizza l’occhio ai suoi primi lavori, ed è molto più vicino a “L’era del porco” che non a “Cicatrici”. Ci ritroviamo, dunque, in una serie di situazioni grottesche, ai limiti dell’assurdo, con un protagonista che, nel bene e nel male, ha sempre la battuta pronta, e personaggi secondari alquanto bizzarri, tra cui spicca “zio Bon Jovi”, mentore del personaggio principale che domina la scena nella prima parte del libro.

Il racconto si apre con Larry Lancia, noto sceneggiatore di fumetti, che compie un’amara scoperta: ha contratto una malattia che nell’ultimo secolo ha colpito solamente sei persone, e i suoi testicoli sono stati riassorbiti all’interno del corpo. Una vera e propria tragedia, che tra l’altro non è l’unica all’interno della narrazione, che si snoda tra due lunghi flashback e il tentativo, nella vita attuale, di tenere nascosta la sua sindrome, cosa che gli riesce più difficile con le sue varie amanti che non con la sua attuale fidanzata, la premurosa ma troppo timorosa Clara: il loro legame ha ben poco di fisico, tanto da avvicinarsi molto di più a un amore platonico.

Il vero personaggio cardine porta il nome di Fiore, una femme fatale molto particolare, tanto da farci più volte dubitare della sua sanità mentale. Camaleontica, a tratti snervante, ma dotata di un fascino che traspare dalla carta stampata, Fiore è oggetto di amore/odio da parte di Larry, la cui vita, per una strana serie di scherzi del destino, si intreccia più volte con quella della giovane lettrice di Bukowski.

Nella storia sono presenti anche i mitici Despero

Sullo sfondo troviamo diversi elementi tanto cari all’autore: Bologna, i fumetti, la musica rock e metal, e soprattutto i Despero, band protagonista dell’omonimo romanzo (un vero e proprio cult per i fan di Morozzi: io stesso l’ho scoperto proprio grazie a quest’opera), che compare sia nella prima formazione, sia in quella che abbiamo ammirato in “Colui che gli dei vogliono distruggere”. Tra Larry e la band capitanata da Kabra si sviluppa un involontario legame, che si fa più intrigante nel finale aperto, che lascia spazio a un inevitabile seguito.

C’è spazio persino per la satira politica ne “L’ uomo liscio”, che affronta il primo trionfo di Berlusconi, nell’ormai lontano 1994, con la consueta ironia tipicamente morozziana. Insomma, se avete amato i primi capolavori dell’autore, non potete farvi sfuggire questo libro, mentre chi ha letto solamente i suoi thriller potrebbe rimanere piacevolmente sorpreso dal Morozzi più scanzonato, ma non per questo meno valido, che riesce a districarsi tra vari generi letterari senza mai rinunciare a una scrittura scorrevole e a una trama ricca di colpi di scena dalla prima all’ultima pagina.

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Alessandro Bogazzi

“A doppia superbia, doppia caduta”

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