JOBS ACT: IL REFERENDUM CHE CI ASPETTA

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Referendum? Presto una nuova battaglia e nessuno ce l’aveva detto.

Dopo il referendum costituzionale del 4 Dicembre, un’altra battaglia referendaria è alle porte. In pochi erano al corrente di una simile iniziativa, complici i media occupati dalle infinite discussioni sul precedente referendum. Il fatto è rimbalzato all’onore delle cronache dopo le affermazioni del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ha suscitato indignazione in sindacati e opposizioni.

Interrogato in merito al referendum in questione e alla sorte del neo-governo Gentiloni e sul prossimo voto politico, ha dichiarato che “se si vota prima del referendum il problema non si pone. Diventa ovvio che per legge l’eventuale referendum sul Jobs Act sarebbe rinviato”. E aggiunge che “con un governo che fa la legge elettorale e poi lascia il campo, è questo lo scenario più probabile”. Susanna Camusso, a capo della Cgil, ha dichiarato che insistere su un eventuale posticipo del voto referendario significa “non avere il coraggio di affrontare i problemi”. Questo perché, come previsto dall’articolo 34 della Costituzione, la consultazione referendaria verrebbe sospesa e rinviata per un anno, subito dopo le elezioni politiche. L’iniziativa, nata dalla stessa Cgil, ha raccolto oltre tre milioni di firme. Vediamo in cosa consistono i tre quesiti referendari.

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.
Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

I tre quesiti referendari su cui gli italiani saranno chiamati a votare”

Il primo riguarda l’abrogazione dell’intero decreto legislativo attuativo del Jobs Act, ossia l’introduzione del contratto a tutele crescenti. Se si votasse per la sua abrogazione, si tornerebbe al tradizionale contratto a tempo indeterminato, previsto dall’articolo 18. Fatto che ripristinerebbe le tradizionali tutele dei diritti dei lavoratori in merito al licenziamento economico.

Il secondo quesito riguarda il lavoro accessorio. Si tratta sostanzialmente di eliminare i voucher, i buoni lavoro a pagamento che hanno infestato il mercato in maniera virulenta e incontrollabile. L’aumento dei voucher rispetto ai primi nove mesi del 2015 è pari al 34,6%.

Il terzo quesito è riferito alla legge Biagi del 2003. Si chiede la reintroduzione della responsabilità solidale della società appaltante nei confronti di quella subappaltatrice.

Su questo nuovo referendum avremo occasione di tornare più volte e in modo più approfondito. Vorrei invece concludere con una riflessione differente, che verte su questioni maggiormente politiche.

Susanna Camusso, leader della Cgil.
Susanna Camusso, leader della Cgil.

Il governo Renzi sconfessato dalla stessa maggioranza che l’ha sostenuto”


L’impressione generale è che le misure intraprese dal governo Renzi abbiano affossato a più riprese alcuni cardini del nostro sistema di Diritto: l’articolo 18, il diritto a un posto fisso che ora è stato sostituito dal posto “incerto”, sono solo a monte della catena di riforme portata avanti dal premier uscente e la classe politica sembra voler sconfessare questo tipo di cambiamento.

Non che l’idea sia male, ma è inevitabile notare come la stessa maggioranza che ha sostenuto il governo Renzi stia diventando più “tiepida” nei confronti delle riforme che loro stessi hanno portato avanti negli ultimi anni, che sono un chiaro sintomo del fatto che la classe dirigente non abbia la minima idea della società che vuole proporre ed attuare. Un esempio è costituito da Laura Boldrini e dalla parte “Sinistra” del PD, che hanno votato a favore delle riforme renziane. Una riflessione nel merito andrebbe portata avanti prima che gli Italiani siano chiamati alle urne, stavolta con le idee chiare. E possibilmente con una campagna mediatica che non sia basata ancora una volta sul falso e sull’abuso della credulità popolare.

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Vincenzo Milia

“Libertà vuol dire veramente qualcosa, significa avere il diritto di dire alla gente quello che la gente non vuole sentire”

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