FIRME FALSE: SCANDALO A 5 STELLE

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FIRME FALSE O IRREGOLARI PER IL M5S, DA PALERMO A BOLOGNA.

Da Palermo a Bologna, lo scandalo pentastellato continua a stupire e indignare. A Palermo si parla di firme falsificate alle ultime elezioni comunali: pare siano state ricopiate per via di un errore presente nei moduli ma, negli ultimi giorni, spuntano le testimonianze di persone che sostengono di non aver firmato per il M5S.

Le firme false sarebbero la copia di quelle raccolte per il referendum sull’acqua pubblica, precedente alle elezioni comunali. Le indagini proseguono e mettono alla sbarra dieci persone, tra cui Claudia la Rocca e Giorgio Ciaccio, autosospesi dal M5S. L’inchiesta è stata portata alla ribalta della cronaca grazie a “Le Iene”.

Claudia Rocca, autosospesa dal M5S.
Claudia Rocca, autosospesa dal M5S.

DOPO PALERMO, ANCHE BOLOGNA.

Ma lo scandalo non si chiude qui e prosegue con una vicenda, forse “minore”, ma meritevole di cronaca. Continua con i fatti relativi alle elezioni regionali del 2014 per i quali gli inquirenti hanno interrogato 200 testimoni. Sono quattro gli indagati per presunte irregolarità nella raccolta firme a sostegno del M5S, tra cui Marco Piazza e Stefano Negroni. Marco Piazza (vicepresidente del consiglio comunale), chiamato in causa in qualità di certificatore. Stefano Negroni (segretario di Piazza) è uno degli autenticatori. Sottolinea come le firme siano state raccolte “in totale correttezza e alla luce del sole[…]Di certo non ci sono firme false”.


In questo caso si parla di raccolta firme in violazione delle regole, le quali prevedono che essa avvenga all’interno del proprio territorio. In questo caso, pare che le firme siano state raccolte in violazione di questa legge e, in certi casi, di un’altra norma che prevede la presenza del certificatore di lista al banchetto. Presenza che, a quanto sembra, viene messa in dubbio dagli inquirenti. In totale si parla di una ventina di firme irregolari. Marco Piazza ha dato la sua disponibilità a sospendersi dal Movimento. Le contestazioni, nel dettaglio si riferiscono a diverse occasioni. La prima riguarda una raccolta firme al Circo Massimo, fuori dal territorio. La seconda al circolo Mazzini, in assenza dei consiglieri comunali Massimo Bugani e lo stesso Piazza, in veste di autenticatori. Lo stesso sarebbe successo al “Firma day” del 18 ottobre. Secondo l’attivista Stefano Adani, che ha denunciato i fatti, “i vertici di Bologna sapevano” e nel portare avanti la sua protesta ha incontrato “un muro di gomma”. Risponde di non sapere se Grillo o Casaleggio fossero a conoscenza del fatto. 

 

Marco Piazza, vicepresidente comunale del M5S.
Marco Piazza, vicepresidente comunale del M5S.

 

SERVE MAGGIOR CONTROLLO. PER PREDICAR BENE È NECESSARIO ELIMINARE CHI RAZZOLA MALE. 

Sia nel caso di Palermo che in quello di Bologna, le liste M5S hanno perso le elezioni. Questo ci tranquillizza sulle sorti dei comuni in causa, che potranno reagire in modo adeguato. Inoltre le denunce sono arrivate da attivisti del M5S stesso, a dimostrazione di un “controllo” interno al Movimento.

Di cosa ci si può stupire, casomai le inchieste portassero a confermare le ipotesi di reato? Si tratta di problemi che in Italia, purtroppo, appaiono piuttosto comuni: “infiltrati” disonesti all’interno di un gruppo politico. Il problema è come il gruppo politico in questione decide di reagire alla presenza di tali componenti. Il M5S ha dimostrato, in varie occasione, di non temere l’espulsione, scaricando velocemente elementi “scomodi”. E questo, auspicabilmente, accadrà anche in tale occasione.

Il fatto, tuttavia, è chiaramente di una gravità inaudita. E il minimo che si possa pretendere è che i vertici operino in maniera più oculata. In primo luogo attraverso una migliore selezione dei propri attivisti e aspiranti eletti.

In attesa di una reazione chiara da parte dei vertici e del Garante (Beppe Grillo), ci riserviamo il diritto di parlare di un vero scandalo a cinque stelle. Forse il primo di una tale gravità.

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Vincenzo Milia

"Libertà vuol dire veramente qualcosa, significa avere il diritto di dire alla gente quello che la gente non vuole sentire"

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