Dr.Drer & CRC Posse ci portano “Cosa bella frisca”

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11 brani intensi, dove ogni parola è pensata per trasmettere emozioni e riflessioni sulla Sardegna di oggi e sui suoi problemi.

Vi consigliamo di ascoltare l’ultimo album del gruppo sardo CRC POSSE: 11 brani intensi, dove ogni parola è pensata per trasmettere emozioni e riflessioni. Riflessioni sulla Sardegna di oggi e sui suoi problemi (servitù militari, industrie inquinanti, multinazionali rapaci, politici inadeguati, baroni potenti, pericolosi benpensanti, emigrazione e disoccupazione). In “Cosa bella frisca” (2012) si può apprezzare un modo di fare musica genuino e sincero , in grado di raccontare, con forza, quello che troppo spesso neanche le cronache sono in grado di raccontare.

Si tratta di un album musicalmente maturo nel quale possiamo apprezzare un viaggio alla ricerca di sonorità miste, musica reggae e rap, con parecchie incursioni musicali, tra cui molti elementi di musica tradizionale sarda e tanti suoni dei cinque continenti, che siano in grado di raccontare con convinzione e forza gli importanti temi proposti. Ma nel lavoro dei CRC POSSE c’è di più, c’è anche un viaggio  alla ricerca dell’identità linguistica e musicale sarda.

Undici tracce in lingua sarda e in italiano con al loro interno numerosi musicisti ospiti. Nel pezzo “El tano”, dedicato alla storia del desaparecido sardo in Argentina Martino Mastinu, alla chitarra c’è Antonello Camboni (Tzoku, Kna, ex Kenze Neke). Nella canzone “In Mesu de Su Mari” ci son alcuni tra i giovani musicisti sardi più affermati nell’utilizzo degli strumenti tradizionali: Franciscu Capuzzi (già inventore delle elettoneddas) alla chitarra sarda, Andrea Pisu alle launeddas, Tore Agus alla fisarmonica. Una allegra orchestra sarda che suona sopra dei ritmi latini mentre la band canta a terzine ricalcando la metrica della tradizione poetica campidanese.

Ancora, nella traccia dedicata al dramma di Quirra, c’è l’eclettico Mondo Usai di Seneghe, costruttore e re-inventore di strumenti sardi, che suona campaneddas, pipaiolu, tamburinos e trunfa. Il giovane Marco Mulas (chitarrista nella formazione dei B2) è presente nel pezzo “S’Arriu” che è intorno alla grave situazione ambientale in cui versa la nostra isola. Checco Adamo e Luca Renoldi con le loro chitarre elettriche puntellano la base del pezzo rap “Arruolamentu“, un pezzo dedicato alla rilettura critica della storia della Brigata Sassari riprendendo Gramsci e la storia del novecento fino ad arrivare ai giorni nostri.

“Cosa bella frisca” contro la non-informazione dominante in Sardegna.

Il disco si apre con “Cosa bella Frisca“, pezzo reggae dancehall che dà il nome al disco e che su di una ritmica molto serrata, in sardo campidanese propone la “merce” della band, cosa bella frisca per l’appunto Il brano è in contrapposizione alla non-informazione dominante in Sardegna, toccando uno dietro l’altro una serie di argomenti che riguardano la nostra terra: la concentrazione dell’editoria, gli speculatori edilizi, i radar militari, la guerra preparata nella basi militari di Decimo e Teulada, le commissioni farsa sull’inquinamento militare, i finanziamenti pubblici alle industrie che chiudono, il parco geominerario dimenticato.

Il secondo pezzo è ancora un reggae incalzante: “Boga Sa Manu” e qui si invita la classe dirigente sarda a farsi da parte per dismettere il suo ruolo di portavoce di interessi economici estranei al popolo sardo. Qui le accuse sono esplicite e si capisce molto bene di chi si parla anche senza fare nomi e cognomi, ma il tono è beffardo ed insieme di denuncia. Ancora un reggae per la canzone della quale è uscito il primo video, “E la chiamano democrazia“. Questa è una fotografia della Sardegna inserita nel contesto politico attuale europeo. Amare considerazioni ma anche sogni raccontati a voce alta.

Come intermezzo a metà disco (in mesu de su mari – mutetu) Dr.drer, accompagnato alla chitarra sarda da Francesco Capuzzi, introduce il pezzo successivo omonimo con un tradizionale mutetu curtzu, forma poetica estemporanea campidanese che da alcuni dei componenti della band è praticata a livello dilettantesco. Più avanti ancora un reggae, il pezzo “Su sardu alfabetu“, sul quale cantano una filastrocca scritta per bambini ma che fa bene anche agli adulti, invitando tutti ad usare, ed ad usarla con amore e con intelligenza, la lingua sarda. Infine Silvestro Ziccardi e Silvia Grussu, rispettivamente con un sax e con un simpatico intro, accompagnano la posse cagliaritana nell’autoironico pezzo “Viaggio Sempre” con il quale si conclude il CD.

Prima band sarda a far parte del circuito mondiale Rebelsounds, dedicato alle produzioni indigene dei cinque continenti.

Un disco che è un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio all’interno della nostra Isola per raccontare con voci diverse la realtà di oggi. La band sarda è alla sua quinta produzione. Con la formazione rinnovata dal 2008 (dr.drer: rime, mutetu, computer, voce; Alex P: computer, sinth, scratches; Riccardo “Frichi” Dessì: basso elettrico, rime, voce; Giorgia Loi, Mauro Mou, Giuanni Siccardi: voci) ha avuto parecchi consensi internazionali (tra cui nel 2009 il primo premio al Festival Europeo Liet International dedicato alle lingue minoritarie) e ha girato con parecchi tour la Sardegna, l’Italia ed alcune date in Europa. Prima band sarda a far parte del circuito mondiale Rebelsounds, dedicato alle produzioni indigene dei cinque continenti.

Il disco è stato registrato da Enrico Rocca a Cagliari nell’aprile del 2012, mixato sempre da Rocca che segue la band sin dalla produzione del precedente CD “In sa terra mia” del 2010 (2mila copie vendute e circa 400.000 downloads ed ascolti dei pezzi dalle varie piattaforme web), ed il mastering è opera di Erik Aldrey di Caracas (Repùblica Bolivariana de Venezuela).

Per altre info e contatti: http://www.crcposse.org/

L’album si ascolta liberamente da questo link.

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Simone Paderi

“Si corrompe nel modo più sicuro un giovane, se gli si insegna a stimare chi la pensa come lui più di chi la pensa diversamente”

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