Il Capodanno e l’Epifania in Sardegna

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Ma quando è il Capodanno in Sardegna? A settembre o a gennaio?

In Sardegna non ci sono grandi tradizioni per il primo giorno dell’anno. Questo perché l’economia agro-pastorale dell’isola individuava nel mese di settembre il momento più importante dell’anno, articolato in base alle scadenze del ciclo agrario. Non è certamente un caso che nell’isola il mese di settembre sia chiamato “cabudanni” (campidanese), “cabudanne” o “cabidannu” (logudorese) e “capidanne” (nuorese) ovvero “capodanno”, il termine deriva dal latino “caput anni”, inizio dell’anno.

Una delle poche usanze è quella che vedeva le fanciulle, il mattino del primo gennaio, ad affacciarsi alla finestra e scoprire il nome del primo passante perché quello sarebbe stato il nome del futuro sposo. Nel caso fosse transitato anziché un uomo, un animale, il futuro marito sarebbe stato un giovane di un altro paese.

Non solo le usanze per il primo gennaio erano poche, ma c’era anche chi, come gli artigiani sassaresi, in questo giorno lavorava. Si trattava di un auspicio affinché il lavoro non venisse a mancare tutto l’anno. In qualche modo legati alle kalendae romane erano i dolci offerti in maniera simbolica il 31 dicembre, consuetudine che veniva ripetutta il primo gennaio.

 

foto da http://sardegnastyle.it/ bambini a Orgosolo di Giuseppe Congiu anni ’79/’80

Ad Orgosolo resiste la tradizione de “Sa Candelaria”.

Resistono antiche tradizioni legate all’inizio dell’anno (secondo il  calendario giuliano)  ad Orgosolo dove, ancora oggi, la mattina del 31 dicembre, i bambini si recano di casa in casa per chiedere “Sa Candelaria”. La “Candelaria” è l’offerta di un pane il “cocòne”, appositamente preparato dalle donne nei giorni precedenti l’ultimo dell’anno, insieme a frutta, biscotti, danaro. Il cocòne è composto di farina di grano duro (sìmula) impastata con lievito, acqua tiepida, sale e strutto. Si tratta di una consuetudine che a Orgosolo è ancora vivissima, attesa con impazienza da tutti i bambini e preparata con impegno dalla gran parte delle famiglie.

La questua del pane è riservata ai bambini e alle bambine dai 4 ai 12 anni circa e va avanti fino a mezzogiorno. Dopo mezzogiorno, aiutati dai genitori o dai fratelli più grandi, i bambini contano i doni ricevuti.

Ma Sa Candelaria non finisce qui, continua la notte e i protagonisti sono gli adulti e le case  interessate sono quelle degli sposi dell’anno che sta per finire. Gli sposi si preparano a ricevere una serie di visite a cui offrono “su cumbidu” l’invito con pane dolci, liquore all’uovo (su bov), cioccolati, ed altre leccornie.
A partire dalle nove fino alle due o le tre del mattino gruppi numerosi di persone attraversano le strade e del paese. Ciascun gruppo si ferma davanti all’uscio della casa degli sposi per un canto che è allo stesso tempo augurale e di richiesta del pane.

Anticamente Sa Candelaria si faceva recandosi presso le abitazione delle famiglie agiate, proprio come una vera e propria questua, ma i questuanti facevano in modo di non essere riconosciutiLa tradizione de “Sa candelaria” ha origini antiche. È probabile che un tempo dovesse essere ampiamente diffusa anche in altre zone della Sardegna e soprattutto in Barbagia.

 

Epifania o Befana? Magi o scopa? In Sardegna c’è “Sa die de sos tres reìs”.

La festa dell’ Epifania era priva di tradizioni tanto quanto il primo giorno dell’anno. Era attesa dai bambini quai esclusivamente per i doni, non di rado un’ appendice di quelli già ricevuti a Natale. nella fantasia dei bambini, questi doni venivano portati da una strega benefica, la Befana.

Tutti sanno che questa strega scende dal cielo a cavallo di una scopa, magari ignorando che il suo nome rappresenta una volgarizzazione dell’ Epifania (da cui Bafanìa e poi Befana) istituita in Oriente nel II secolo d.C. per celebrare in quel giorno la Natività.

L’ Epifania si è diffusa nel mondo cristiano solo nel IV secolo e, poco più tardi, quando il Natale è stato anticipato al 25 dicembre, si è fatta corrispondere al 6 gennaio l’offerta di oro, incenso e mirra da parte dei Magi.

In Sardegna proprio questi ultimi davano il nome alla ricorrenza che era definita “Sa die de sos tres reìs” (il giorno dei tre re), ed ancora oggi, in qualche paese del Logudoro, i bambini girano per le case provvisti di sacchetti, in cui raccolgono omaggi di dolci per poi ringraziare cantando per “sos tres res”.

In alcuni paesi venivano realizzate delle vere e proprie processioni con i Re Magi oppure, specialmente nel nord Sardegna, i protagonisti erano i cantori a concordu o a tenore che si fermavano in ogni casa a cantare alcune poesie e canzoni. In cambio ricevevano cibo e un bicchiere di vinola vigilia dell’ epifania gli abitanti di Orgosolo si rivolgevano proprio ai tre re, recitando preghiere nella speranza di sognare durante quella notte, perché ai sogni si attribuiva un valore profetico.

La giornata di festa legata al 6 gennaio risale alla “Carta de Logu” che la chiama “Paska nunci”.

La definizione Epifania risulta nell’isola di introduzione non eccessivamente lontana nel tempo. Infatti la  “Carta de Logu”, il famoso codice sardo promulgato nel 1395 dalla giudicessa Eleonora d’ Arborea, chiama la giornata del 6 gennaio “Paska nunci”, annuncio della Pasqua. Il termine Paschinùnti  è tuttora di uso comune in alcuni centri, fra cui Ghilarza e Thiesi.

Altra usanza sarda legata all’Epifania consisteva nella confezione di un dolce chiamato “dei tre re”. Si trattava di una torta nel cui impasto venivano mescolati una fava, un cece ed un fagiolo. Ritrovarsene uno nella propria fetta era un buon auspicio per la produzione di grano, olive ed uva. La fava era quella a cui veniva fatta corrispondere una maggior fortuna.

Se l’Epifania porta via le feste, Sant’Antonio le riporta indietro e dà inizio al Carnevale.

In Sardegna non è certamente adatto il diffuso detto  “Epifania, tutte le feste ci porti via”. Infatti il 16 e il 17 gennaio 2017 in tantissimi paesi della Sardegna si celebra una delle feste più antiche dell’isola, quella di Sant’Antonio abate, anzi di Sant’Antoni de su fogu, in italiano Sant’antonio del fuoco.

La leggenda narra che Sant’Antonio rubò dagli inferi una scintilla e la donò alla Terra attraversata da temperature glaciali, portando luce e calore.  Con questa festa inizia ufficialmente il carnevale sardo.

                                                                             

 

Fonti:  Le tradizioni popolari della Sardegna, editrice archivio fotografico sardo- Nuoro

            Sa candelaria , la festa dei bambini , la Nuova Sardegna

           La Befana ovvero sa Pasca  de is tres Reis, www.amsicora.net

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Simone Paderi

"Si corrompe nel modo più sicuro un giovane, se gli si insegna a stimare chi la pensa come lui più di chi la pensa diversamente"

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