BERSANI, SPERANZA, CUPERLO: I TRE MOSCHETTIERI DEL PD

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I loro nomi sono Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza e Gianni Cuperlo e si battono contro il “Capo” Matteo Renzi.

Il nocciolo dello scontro verte sul combinato disposto tra l’ Italicum e la nuova riforma costituzionale, che i cittadini voteranno il 4 dicembre. Nel caso di una vittoria del “Si”, le posizioni vertono su chine differenti, nelle conseguenze, ma tutti son concordi nel definire cosa non va. Secondo Bersani “L’incrocio fra le due riforme crea un cambio profondo della forma di governo in Italia, un cambio negativo e, visto quel che succede nel mondo, anche pericoloso”. Il riferimento è rivolto alle possibili svolte autoritarie nel nostro ordinamento (con la nuova riforma) e all’emergere dei gruppi di estrema destra nel mondo (Con Marine Le Pen in Francia e Donald Trump in America). Il combinato disposto di queste riforme potrebbe aprire a pericolosi scenari, tuttavia, Bersani è determinato “Il PD è casa mia[…]solo se Pinotti schiera l’esercito mi si potrà far fuori”.

 

“Se un accordo vero sulla legge elettorale non ci dovesse essere, il 4 dicembre non posso votare la riforma che ho votato 3 volte in Parlamento ma Matteo ti dico ‘stai sereno’ “.

Di diverso avviso è Gianni Cuperlo, da tempo notoriamente critico nei confronti di Matteo Renzi: “Oggi il Pd deve avere una sua proposta. E non deve essere solo una proposta di metodo. Non è un alibi quello che tu hai descritto da questa tribuna, ma una convinzione di un incrocio che non può funzionare. Tra questo sistema elettorale e la riforma del Senato.” E Prosegue: “E’ stato fatto un passo nel sentiero, ma chiedo se c’è la volontà politicadi fare quelle modifiche. […]Se un accordo vero sulla legge elettorale non ci dovesse essere, il 4 dicembre non posso votare la riforma che ho votato 3 volte in Parlamento ma Matteo ti dico ‘stai sereno perché se sarà così, un minuto dopo, comunicherò le dimissioni alla presidente della Camera”.

Già cosi, la minoranza del PD dimostra una certa varietà di posizioni, con un Bersani cauto ma risoluto e un Cuperlo decisamente più determinato a mettere tutto sul piatto.

Renzi propone un’apertura: “Ballottaggio sì o no, premio alla lista o coalizione, modo in cui si scelgono i deputati ovvero, collegi, liste bloccate o preferenze. Propongo che vi siano tempi certi: non possiamo farlo in campagna referendaria ma l’impegno è iscriverlo in discussione nelle commissioni competenti nelle due settimane immediatamente successive. Propongo una delegazione formata dal vicesegretario del Pd come coordinatore, i capigruppo, il presidente, più un esponente della minoranza. Siamo totalmente disponibili a lavorare, chiedo solo di sentire tutti gli altri partiti, anche i 5 stelle, siamo per utilizzare queste settimane e mesi per togliere tutti gli alibi”. Si tratta di un’apertura parziale rispetto ad alcuni temi.

 

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Cuperlo e Bersani

Bersani, Cuperlo e Speranza sono solo una parte del partito, ma a questi vanno aggiunti elementi “di peso”.

Il Premier, tuttavia, non gode più di alcuna fiducia in una parte del suo partito e a farsi avanti è il nostro terzo “moschettiere”: Roberto Speranza. “Se mi viene detto che la legge elettorale è un alibi. Allora non ci siamo. Se il punto è ‘dobbiamo accontentare la minoranza che se no non vota’, allora siamo fuori strada. Noi stiamo ponendo una questione di merito, ma non si può dire che è un alibi”. Speranza si dimise proprio dopo la decisione del Governo di mettere la fiducia su un tema delicato come la legge elettorale: “Fu la spaccatura più grande nella storia di questo partito”, e in merito alle parole di Renzi “Io ritengo che non sia sufficiente. Verrà un giorno dopo il referendum e vorrei che il giorno dopo il partito restasse unito. Le cose che ho detto non le ho dette a cuor leggero”.

Il quadro è chiaro ed è espressione emblematica della storia del PD: il partito è spaccato.

Bersani, Speranza, Cuperlo sono solo una parte del partito, ma a questi vanno aggiunti elementi “di peso” come Massimo D’ Alema, il più rapido a schierarsi contro la riforma e a prendere una posizione netta. Successivamente fu Cuperlo a schierarsi apertamente contro “L’arroganza di Renzi” e infine, oltre a Speranza, anche Bersani ha trasformato i suoi precedenti balbettii (non riusciva a dire chiaramente “Voto No”) in qualcosa di chiaro e definito.

L’impressione è che la marea stia cambiando e che Matteo Renzi si ritrovi ad affrontare in un colpo solo dei problemi tanto grandi, quanto imprevisti. I sondaggi che vedono il “No” prendere il largo, i suoi ministri che collezionano figuracce (Maria Elena Boschi è l’esempio più evidente), l’opposizione che si schiera compatta contro il “Si”, e ora persino la minoranza del suo partito in rivolta.

 

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Speranza e D’Alema

Ciò che appare chiaro, in un quadro cosi confusionario, è che la marea sta ribaltando la “Nave Renzi”. E non è ancora chiaro come, e se, sia possibile resistere ad una simile burrasca.

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Vincenzo Milia

"Libertà vuol dire veramente qualcosa, significa avere il diritto di dire alla gente quello che la gente non vuole sentire"

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