ALLARME RADIOATTIVO, SARLUX: NESSUN PERICOLO PER LA SALUTE, BASTA STRUMENTALIZZAZIONI

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Riportiamo di seguito la nota diffusa da Sarlux (controllata Saras) sulla notizia del blocco in discarica di alcuni interruttori provenienti dagli impianti ex Versalis, acquisiti di recente da Sarlux, risultati radioattivi. Ecco il testo integrale.

COMUNICATO STAMPA

Sarroch, 25 marzo 2017 – In merito alla segnalazione effettuata dalla società S.e. Trand sul carico di interruttori conferiti da parte della ditta Eco.Ge.M.M.A., in seguito ad una immediata indagine interna,

precisiamo quanto segue

Gli interruttori rimossi da una cabina elettrica di Impianti Nord (ex Versalis), acquisiti nel 2015, sono stati messi in sicurezza fin dal cantiere Sarlux: non c’è mai stato alcun rischio per la popolazione né per i lavoratori. Il valore di radioattività rilevato, solo a contatto con la parte terminale degli interruttori che già a distanza di un metro cala verso la misura del fondo naturale, è di 13 volte più basso di quello emesso da una radiografia alla mano.

L’indagine interna Sarlux

Pur non essendo stati informati direttamente della rilevazione risalente al 14 marzo, e senza alcuna sollecitazione esterna, abbiamo avviato tempestivamente gli accertamenti sull’interruttore rimasto in cantiere, dello stesso tipo dei dieci oggetto del carico in questione. Gli undici apparecchi – istallati a metà anni Settanta – erano stati di recente rimossi dai quadri chiusi di una cabina elettrica degli Impianti Nord (ex Versalis), nell’ambito del piano di rinnovamento dell’area acquisita da Sarlux due anni fa dal Gruppo Eni. Sebbene non vi sia alcuna certezza di presenza di amianto al loro interno – peraltro, non indicata nella relativa scheda tecnica rilasciata al momento dell’acquisizione – in virtù del consueto approccio cautelativo da noi adottato, gli interruttori erano stati segregati all’istante, resi inerti e poi trasportati in tutta sicurezza, secondo le procedure di legge previste per lo smaltimento di amianto, da una ditta specializzata come la Eco.Ge.M.M.A., in una discarica attrezzata, come quella S.e. Trand, a Settimo San Pietro. Ne consegue che nessun cittadino è mai stato esposto all’irradiazione del materiale contenuto negli interruttori che, comunque, rappresenta una minima parte del carico da 600 chili, erroneamente indicato come “interamente radioattivo”.

Al termine di complesse analisi condotte alla ricerca di un isotopo estraneo a lavorazioni e impianti Sarlux (e perciò impossibile da rilevare in prima battuta), sull’estremità dell’interruttore rimasto confinato in area inaccessibile del sito, è emerso un valore pari a 0.36 microSievert all’ora (µSv/h). Si sottolinea che, già a distanza di un metro dallo stesso interruttore la misura tende ad assumere il valore di radiazione del fondo naturale locale, che è pari a 0.065 µSv/h, mentre nella discarica S.e.Trand di Settimo San Pietro il valore del fondo sale a 0.17 µSv/h, secondo quanto appreso dai documenti S.e.Trand pubblicati dalla stampa. Può essere utile ricordare che una radiografia ai denti sprigiona 5 µSv/h, 13 volte la radiazione emessa dalle punte degli interruttori in oggetto.

Nessun rischio per lavoratori diretti e indiretti

A completa garanzia della sicurezza dei lavoratori diretti e indiretti, abbiamo ritenuto doveroso eseguire altri accertamenti per conoscere gli eventuali effetti sugli operatori transitati nei pressi dei quadri elettrici della cabina – all’interno dei quali si trovavano gli interruttori – e su coloro che vi hanno effettuato le manutenzioni: in base ad una esposizione stimata per eccesso, comparata con i limiti stabiliti dalla legge, è comprovato che il personale non ha mai corso alcun rischio per la propria salute. A ulteriore conforto, è stato incaricato un esperto indipendente e qualificato, che ha confermato tale valutazione. Del risultato sono stati informati anche i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.

Attrezzature di 40 anni fa, nessun indicatore di sorgenti radiogene

Quanto all’origine della radioattività, sono in corso altre verifiche. Nelle schede tecniche degli interruttori sostituiti, risalenti al 1976, nulla è segnalato al riguardo, né vi era ragione per ritenere che tali interruttori, sia per le informazioni e le garanzie fornite dal precedente gestore, sia per la tipologia o per l’uso degli stessi, potessero contenere o essere stati esposti a sorgenti radiogene. Proseguiremo comunque negli accertamenti, anche per fornire tutti gli elementi e le informazioni utili alle autorità interessate e scongiurare ulteriori strumentalizzazioni.

 

Comunicato stampa

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