ADDIO ALL’OLIO DI PALMA?

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Gli italiani non vogliono l’olio di palma e le aziende cambiano le ricette. Colussi, Coop e Plasmon lo tolgono dagli ingredienti. Barilla lancia il primo biscotto “palm free”.

In Italia il numero di aziende alimentari che hanno eliminato l’olio di palma cresce sempre più. Con l’arrivo, nel gruppo dei “senza olio di palma”, di marchi importanti come Barilla, l’inversione di tendenza è destinata ad una brusca accelerata.

La scelta più clamorosa è stata  quella di Coop Italia, che ha interrotto la produzione di 120 biscotti, merendine, snack salati e dolci che contenevano olio tropicale e ha richiesto ai fornitori di modificare immediatamente le ricette. Il tutto da un giorno all’altro! Ovviamente bisognerà aspettare mesi prima di trovare i nuovi biscotti sugli scaffali, ma scelta è stata compiuta. Anche Conad, rimasta inizialmente a guardare in disparte, ha cominciato a prendere in considerazione la riconversione. Plasmon, dopo avere tolto l’olio di palma dai biscotti, ha deciso di sostituirlo in tutti i prodotti. Colussi lo ha eliminato dall’intera produzione, modificando anche la ricetta dello storico Granturchese. Barilla ha cominciato a toglierlo da alcuni suoi prodotti “classici” marchiati Mulino Bianco e ha lanciato Buongrano, il primo biscotto Barilla “palm free“.

Questi sono solo alcuni nomi, ma l’elenco delle aziende e catene di supermercati che hanno deciso di avviare la sostituzione del grasso nei prodotti a marchio è veramente lungo. 

Buongrano, il primo biscotto Barilla senza olio di palma

Cosa sta spingendo le aziende al dietrofront sulla questione olio di palma?

Cosa sta spingendo l’industria dei dolci made in Italy ad abbracciare la filosofia del “senza olio di palma”? Eppure l’associazione di categoria che la rappresenta, Aidepi, sembrava pensarla diversamente. L’anno scorso ha difeso pubblicamente il grasso vegetale dalle tesi di chi lo accusa di essere causa di deforestazione e impoverimento nei Paesi del Sudest asiatico, culla di questa coltura, o di essere un ingrediente potenzialmente cancerogeno.

L’ olio di palma aveva trovato ampio utilizzo nell’industria alimentare perché grasso poco costoso, facile da lavorare, inodore e insapore. Ma ormai i consumatori chiedono “Niente olio di palma” e le ragioni del marketing spingono lontano da questo grasso vegetale.

Si tratta di una semplice mossa di marketing?

Giuseppe Allocca, presidente dell’Unione italiana per l’olio di palma sostenibile, che rappresenta Ferrero, Univeler Italia, Nestlé Italiana e Unigrà, non ha dubbi. 
Secondo Allocca non presenta rischi per la salute in una dieta bilanciata e, se prodotto in modo sostenibile, aiuta a rispettare la natura e le comunità locali.
“La demonizzazione dell’olio di palma è la più grande bufala degli anni 2000”, questo il suo pensiero in sintesi.
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Unione italiana per l’olio di palma sostenibile, associazione fondata da Ferrero, Nestlé, Unilever e Unigrà.

Il dossier dell’Agenzia per la sicurezza alimentare.

Nel mese di maggio 2016 è arrivato il dossier dell’Agenzia per la sicurezza alimentare (Efsa) che accusa l’olio di palma di contenere tre sostanze tossiche e nocive per l’organismo. Lo studio dell’Efsa, non fa riferimento soltanto all’olio di palma, ma anche alle margarine e ai cibi che presentano un eccessivo contenuto di grassi saturi, di origine sia animale che vegetale. Questi e altri ingredienti, quando vengono sottoposti alle alte temperature tipiche delle lavorazioni industriali del settore alimentare, producono delle sostanze potenzialmente dannose per la nostra salute. Lo studio dell’Efsa conferma quanto già sostenuto dall’Istituto Superiore di Sanità e supportato dal Ministero della Salute alcune settimane fa.

Il merito delle associazioni dei consumatori.

Secondo Altroconsumo, l’associazione per la tutela e difesa dei consumatori, questo fenomeno ha origini lontane. Il cambiamento va fatto risalire a quando “con le associazioni di consumatori europee abbiamo cominciato a chiedere trasparenza in etichetta”. Grazie a ciò “i cittadini hanno potuto prendere coscienza di cosa esattamente stavano mettendo sul loro piatto ogni giorno“.

 

Olio di palma?

Un cambiamento appena cominciato.

Sperando che i consumatori siano realmente consapevoli di ciò che mangiano, ci chiediamo cosa prenderà il posto dell’olio di palma. Una sostituzione globale con alternative più salutari è realmente possibile? Il timore è che si possa ricorrere ad ingredienti considerati di scarsa qualità, come l’olio di colza. Insomma, i consumatori sono più vigili, la tendenza sta cambiando, ma la battaglia è ancora tutta da giocare.

 

 

 

 

 

 

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Simone Paderi

“Si corrompe nel modo più sicuro un giovane, se gli si insegna a stimare chi la pensa come lui più di chi la pensa diversamente”

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